sono le 6:14 di una domenica di maggio. Fa già un caldo bestiale e io sto cercando di svegliarmi dal torpore di una notte tutta storta sul divano. Ahia, mi fa male tutto il lato sinistro del corpo. Avevo ordinato ai miei figli di non abbandonarmi così, di obbligarmi a raggiungere il letto se mi fossi addormentata come uno straccio. Ci hanno provato, davvero! Me lo ricordo! Io l’ho sentita la voce di qualcuno che mi chiamava…
Dunque, sono nel momento attuale, scrivendovi con qualche tazza di caffè in più nello stomaco, piedi gonfi tormentati dal caldo e dalle zanzare, testa torbida, alla scrivania affollata di lavoro arretrato, il pc, briciole di crostini di farina di lenticchie – sto a dieta -, note sparse su pezzetti di carta destinati alla differenziata, la mia sigaretta sintetica e Carlo, il mio gatto che mi guarda. Carlo, che vuoi da me, torna a dormire!
L’aria è pesante come le mie palpebre, come le mie gambe. Dalle finestre spalancate arriva l’eco del tintinnio di cucchiaini che girano il caffè nelle tazzine di altri momenti attuali, pneumatici che segnano l’asfalto con un andamento rispettoso, da quartiere appena sveglio. Ecco, un’auto si ferma e una portiera sbatte; è il tipo che viene a inginocchiarsi davanti alla statua di Padre Pio tutte le mattine alle 6.30. Pare che abbia avuto una grazia, che suo figlio abbia superato una brutta malattia. Sento anche la tosse di quel povero Cristo che dorme sulla panchina perché è alcolizzato e la moglie l’ha cacciato di casa.
Bene, il mio momento attuale fa schifo. Avrei potuto scegliere un altro momento attuale per fare bella figura con voi; ad esempio, il momento attuale di quando mi sento una grande professionista con l’agenda sotto al braccio o seduta nel mio studio, la camicia di lino appena stirata e il ciuffo dei capelli domato per bene; oppure avrei potuto raccontarvi del momento attuale di quando mi riesce una ricetta difficile, di quando mi sento una brava madre, di quando mi sveglio felice, perché succede!
Ma i momenti attuali non sono veramente attuali se non sono un po’ di merda, se non hanno un certo retrogusto di cosa carnale, terrigna, se non c’è anche il salato, l’acido, l’amaro. La puzza. Il dolore. Quando il corpo vuole esserci, vuole partecipare; ecco, quello è un momento attuale.
Faccio spesso l’esercizio del momento attuale che è – per come lo intendo io – un’amplificazione dei sensi che riconnette al qui ed ora. Questo è un insegnamento che ho appreso durante un corso di meditazione, alcuni anni fa. Mi venne in testa di andarci e fu, in effetti, una bella esperienza – e così è rimasta. Ah, quelle meditazioni, quelle lunghe, lunghissime meditazioni distesa sui prati ispidi della Sardegna, 45° all’ombra, il coro di grilli – o cicale, non so – come un mantra incessante, martellante, penetrante, ipnotizzante, il canto delle fronde degli ulivi al vento e le formiche. Mannaggia le formiche! Ma mica quelle piccole di città che si accontentano di un granello di zucchero; no, dico quelle dei campi coi muscoli e le zanne, le carnivore. Arrivavano a frotte a pizzicarmi mentre ero tutta tesa al grado 0… Per me, niente grado 0; per me l’esercito della terra aveva l’unica missione di tenermi ancorata al suolo, radicata, vigile nelle cose concrete, nel momento attuale. Perché la terra lo sa cosa è bene per me! E dunque vi partecipo la semi-gioia del mio momento attuale in una domenica attuale di un mese attuale di un anno attuale in una vita attuale, la mia. La semi-gioia di esserci.

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